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BIBLIOGRAFIA

1954 - "Fotografia" n°4 del 12/8/1954 art. di … in un articolo incentrato su la Misa e Cavalli, tra gli altri nomi appare quello di Mario Giacomelli. Vengono citate due foto: "testa o croce" e "Approdo". Viene menzionata anche una mostra, la prima collettiva, a Roma presso l'A.F.R. nella prima metà di maggio.
1955 - Viene pubblicata la prima fotografia, un paesaggio, "Le colline di Leopardi" all'interno della Rivista Fotografica Italiana, n°2 febbraio.
1955 - Grande successo dell'associazione fotografica Misa. Di Luigi Ridolfi, sulla Voce Misena del 2/4/1955 n°14 "Che a Senigallia ci fosse un'associazione fotografica chiamata Misa lo sapevamo. Ci avevano detto che l'anno scorso, nel suo primo anno di vita, aveva ottenuto qualche successo... siamo andati a trovare un vecchio amico, l'avvocato Cavalli. Perché Cavalli, ha il pallino della fotografia, e la Misa è nata un po' da lui... non tutti i marchigiani sanno che questo vivaio di appassionati dell'obiettivo ha la sua base principale a Senigallia. una base modesta, ci precisa l'avvocato Cavalli "modesta a ragion veduta: evitiamo sempre ogni forma sia di pubblicità che di polemica... cerchiamo insomma di tenerci fuori dalle solite diatribe... sul realismo? Astrattismo? Lirismo? Polemiche che servono, molte volte solo a turbare chi ha desiderio di lavorare. A noi fa piacere, invece, esser lasciati tranquilli al nostro lavoro. Che è un lavoro calmo: ci vuole del tempo per formare un gusto artistico cosciente; ci vuole del tempo per togliere ai giovani i difetti di tecnica, i difetti di stile, i facili abbandoni a un sentimentalismo di maniera; fargli capire ad esempio che Chopin è sentimento ma "La biondina in gondoleta" è sentimentalismo... il sentimentalismo porta alla oleografia, come l'intellettualismo, specie se nasce da nozioni mal digerite, porta al deserto, intendo deserto poetico...." "abbiamo sentito dire che la Misa all'ultimo concorso nazionale si è piazzata al primo posto fra tutte le associazioni italiane. È un bel successo!" "Sì, è un bel successo; ma non è il solo. Nello stesso concorso nazionale un nostro socio, Mario Giacomelli, ha vinto il primo premio con il complesso delle sue opere, fra tutti i partecipanti. Vincere con un complesso di opere significa essere in grado di dimostrare una personalità.... ma adesso se vuoi farti un'idea più efficace del nostro clima, vai a far due chiacchiere con Giacomelli. Tu lo conosci; starà certo lavorando nella sua piccola tipografia."... vado a pescare Mario Giacomelli. Il quale effettivamente è al lavoro con il suo camiciotto nero, le mani impiastricciate di inchiostro tipografico. Giacomelli, 25 (30 primavere n.d.a) primavere, moro, occhi vivi, ha un sorriso cordiale: "Certo che sono contento di aver vinto ad un concorso nazionale. Tanto più che fotografo soltanto da un anno circa. La fotografia mi piace moltissimo sento che con essa mi è possibile esprimere i miei sentimenti. Non è sempre facile, ci sono difficoltà anche tecniche e, come quando uno parla non trova a volte la parola adatta per esprimere quello che ha dentro, così in fotografia ogni tanto si vorrebbe dire ma non si riesce. Sono grato a Cavalli che fin dai miei primi passi mi ha sempre incoraggiato e sostenuto. Credo che siano parecchi in Italia i giovani che gli devono gratitudine. Egli ci lascia liberi di seguire la strada che più ci piace, si limita soltanto a consigliarci nella scelta e a sorvegliarci nel gusto. E che la guida sia saggia è dimostrato dal fatto che è stato lui a selezionarmi i lavori che al concorso nazionale mi hanno fatto, con molta gioia, vincere. Lo dica, per piacere: perché so di avergli dato una consolazione. E ne sono felice."
1956 - Catalogo della mostra internazionale di fotografia di Venezia a cura di Fulvio Roiter.
1957 - AA.VV. 26 fotografi italiani, IV mostra di fotografia "Città di Spilimbergo" Tipografia Ciussi, Udine.
1958 - "Mario Giacomelli" recensione di Guido Bezzola in "Ferrania" di Luglio "In Giacomelli i risultati positivi sono molto alti, si impongono a noi come foto urtanti ma indimenticabili, danno vita e rilievo ad un mondo aspro, crudo e violento che è il nostro, che è la vita di ogni giorno, ma che noi tentiamo sempre di ricacciare nel subcosciente per paura di riconoscerci in esso. Giacomelli questa paura non l'ha e bisogna dargliene atto, anche perché, prima o dopo comprenderemo tutti quanto di vero e di giusto c'è nelle sue affermazioni, avvertiremo tutti la profonda malinconia, il sincero affetto che lo animano, che lo guidano nel suo avvicinarsi ai temi più segreti della vita dell'uomo."
1959 - "Giacomelli, prima e seconda maniera" recensione di Giuseppe Turroni in "Fotografia" Maggio 1959 "… nel campo silenzioso della sua provincia, Giacomelli sa sentire immagini che noi appena percepiamo, sa far vibrare emozioni che non ci toccano o ci lambiscono come l'acqua fa col marmo."
1959 - "Mario Giacomelli" recensione di Giuseppe Turroni in "Photo Magazin" per la mostra alla biblioteca comunale di Milano "I giovani come Giacomelli, nutriti da uno stile asciutto e castigato, hanno inteso immediatamente la caducità, la friabilità, di questo orecchiato Neo-realismo…hanno voluto approfondire il loro linguaggio espressivo, allo scopo di esulare dal campo - così schematico e convenzionale - della realtà, per toccare quello della verità. Ma una verità loro, non imposta da mode, da maniere altrui… Giacomelli però non è un formalista… Il fotografo di Senigallia ha uno stile, il che significa che ha un proprio linguaggio e dunque un messaggio da comunicare al pubblico. Tale messaggio è tutt'altro che sradicato dalla realtà, dalla verità umana. si pensi al magnifico reportage " vita d'ospizio" il più crudo, il più lancinante messaggio di pietà che la nostra fotografia ci abbia mai dato. Si pensi ai suoi nudi, non edonistici, non decorativi, non estetizzanti a quella maniera paesana e volgare che tanto disprezziamo: nudi che entrano nel mistero e nell'angoscia del sesso e comunicano una verità universale, insopprimibile: quella della tristezza, della gioiosa tristezza della carne. Si pensi infine, alla purezza delle sue nature morte, al fulgido incanto dei suoi paesaggi. Questo è formalismo? Signori qui si vede male, anzi non si vede addirittura. Forse perché si è incapaci di cogliere la poesia di queste immagini. Poesia che esula anche dai confini - così tecnicistici, talora - della fotografia. Lo diceva …un collaboratore… su queste colonne: Giacomelli è un "caso" che poco ha da spartire con la fotografia. Un autore che penetra nel campo dell'espressione artistica, diremmo, in piena regola, con uno stile suo, inconfondibile, lirico…Giacomelli ha la stoffa del fotografo classico; il documento è trascurato per assumere poi un senso profondo, vastissimo. Egli è pure uno pochi fotografi che abbia qualcosa da esprimere e che l'esprima con sentimenti suoi, e con uno stile personale…ecco dunque un vero artista della fotografia, le cui immagini non invecchieranno e figureranno benissimo in un volume - ancora da scrivere, purtroppo - dell'espressione fotografica, in Italia e all'estero."
1961 - "Un uomo, una donna, un amore" rec. di Guido Bezzola in Ferrania 1961, Aprile. "…È la vita, appunto, quella che figura qui, informe e meravigliosa e disordinata e purissima, riassunta nel tema eterno di due innamorati: non vediamo cos'altro si potrebbe dire, se non sottolineare la sensibilità e se si vuole la sensualità dell'autore, ma sane, diritte, esplicite, espresse in un linguaggio che dell'amore ha la foga e la commozione e l'esuberanza e la speranza, ma insieme è regolato da un'esperienza consumatissima e da una capacità tecnica estrema. Ci sembra che con queste foto Giacomelli si ponga al di la delle primissime posizioni, riesca in un certo modo a segnare una data, almeno per ora. Certo è ancora molto giovane, può ancora guastarsi, credersi un superuomo, pensare che ogni immagine scattata da lui sia un capolavoro, e allora addio, le nostre speranze se ne andrebbero tutte. Per questa serie, tuttavia, non possiamo parlare soltanto di speranze, ma anche di certezze, perché questo messaggio d'amore e di passione di vita è un risultato non cancellabile, comunque sia per volgersi il futuro.
1962 - "Mario Giacomelli espone allo Studio 28 di Parigi" rec. di S. Manbel in "Giovane fotografia" Febbraio 1962 "Vita d'ospizio. Ecco senza dubbio il vertice dell'esposizione. Questo servizio su uno ospizio di vecchi mette in valore tutto il genio di Mario Giacomelli. È per mezzo della poesia che il fotografo ha scavato il muro della desolazione e della solitudine, è per mezzo della comunicazione e un filo di delirio che egli ha penetrato questi esseri strappati alla vita attiva, alle speranze, all'avvenire… ed è per questo che occorre ricordare l'esposizione di Giacomelli, il realismo reinventato dagli italiani verso l'anno 1944, si è a poco a poco, trasformato, grazie a dei cineasti come Rossellini o Visconti e a certi fotografi, in una conquista del reale.
1962 - "Personale di Mario Giacomelli a Senigallia" recensione di P. Zampi in "Fotografia" ottobre. "…Ci auguriamo che Giacomelli faccia ancora dell'altro, molte altre cose e soprattutto quei "racconti", quelle lunghe e commosse sequenze che tolgono la fotografia dal compiacimento edonistico della "bella immagine" presente talvolta in queste nature, in questi paesaggi, in queste composizioni."
1962 - "Guida alla critica fotografica" di Giuseppe Turroni, Milano. "Bisogna riandare ai grandi del passato per trovare una personalità così ricca e dotata. Anche noi, dunque, abbiamo il nostro "grande" fotografo. Peccato davvero che su queste figure nostrane non sia possibile costruire una leggenda e un mito: appunto perché sono figure che non "rendono" sui servizi dei rotocalchi, non "fanno" Armstrong-Jones o William Klein."
1962 - "Sobre Mario Giacomelli" rec. Di M. Ballester Cairat in "Arte Fotografico" dicembre, Madrid.
1962 - Catalogo della mostra alla Galleria Aixelà in ottobre-novembre a Barcellona.
1963 - Catalogo della mostra "Photography 63. An international exibition in New York
1963 - "Looking at photographs. 100 pictures from the collection of the Museum of Modern Art" John Szarkowski.
1963 - Catalogo della mostra personale (realizzata assieme ad una retrospettiva su Cavalli) a Senigallia in settembre. All'interno oltre allo scritto di G. Turroni troviamo anche dei piccoli articoli critici di Sandro Genovali.
1964 - "Io non ho mani che mi accarezzano il volto…" recensione di Piero Racanicchi in "Popular Photography Italiana" febbraio. "una fotografia di contenuto e d'esito così squisitamente interiore si è qui fatta concezione o visione di vita umanamente ed artisticamente originale, sottintendendo un guadagno di idee, di sentimenti, di esigenze e problemi, che sono andati oltre l'estetismo breve ed appagato, investendo l'autore e la sua personalità."
1964 - "Mario Giacomelli" catalogo a cura di A. Arcari per mostra personale al Circolo Fotografico Milanese
1964 - Catalogo a cura di C. Querol Anglada per la mostra al Casino del Comercio, Terrasa. Spagna
1965 - " Must come from the pictures itself" N. Lyons in Popular Photography settembre.
1966 - Catalogo della mostra "Breve omaggio a Mario Giacomelli" con rec. Di Paolo Monti. Novara
1967 - "Mario Giacomelli" rec. di Peter Tausk in "Foto Prima" marzo.
1968 - "Tradizione e Avanguardia" Sandro Genovali, Resto del Carlino. 13 Agosto
1968 - "Mario Giacomelli" articolo di A. Zaro in "Fotocine" maggio.
1968 - Catalogo mostra collettiva. G. Turroni, Pescara.
1970 - "Giacomelli un grande artista senigalliese" di Sandro Genovali in "Regione Marche". Luglio
1973 - RISTAMPA "Looking at photographs. 100 pictures from the collection of the Museum of Modern Art" John Szarkowski
1974 - Articolo di A. Colombo su Progresso Fotografico numero di ottobre.
1975 - Catalogo della mostra "The last twentieth century landscape Photographs" Bill Brandt Londra
1975 - Catalogo della mostra "The magic image" Cecil Beaton, Londra
1976 - Catalogo della mostra "Mario Giacomelli" Giuseppe Turroni, Ascoli Piceno
1977 - Susan Sontag su Le Nouvel Observateur. Gennaio
1978 - Catalogo della mostra "Immages des Hommes", Bruxelles
1978 - "Un artista senigalliese, Mario Giacomelli" articolo di Sandro Genovali in "Controvento" numero di agosto. "L'intervento del suo occhio, del suo occhio-obbiettivo, scompone tutte le pianificazioni dell'abitudine, procede ad una rilettura del reale rivelandone una insospettata pregnanza di sensi riposti… infinite possibilità di trasformazione che sono insite negli oggetti quando essi sono veramente "visti", cioè focalizzati come fenomeni puri, insieme di facoltà sensoriali, al di là del loro uso pragmatico, della loro capacità di orientare i nostri comportamenti… l'obbiettivo…non più strumento per restituire una realtà esatta, addomesticata per i nostri bisogni, ma strumento per "obbiettare" autenticamente la realtà, gettarla di fronte, distanziarla e riceverla come sensibilità assoluta. Proviamo a fare un piccolo inventario delle metamorfosi, attingendole a quel grande tema-chiave di Giacomelli che si potrebbe definire della "terra desolata": le righe tracciate dalle spighe di un campo di grano diventano fili di una strana sostanza lanosa; la terra diventa una insospettata sostanza lavica, pumicea o di altro indefinibile tessuto corroso e spumoso; un disegno nella neve diventa una improbabile radiografia della terra, la struttura di una foglia, o altro ancora. Questo potere d'intervenire sulla natura è così drastico e dittatoriale da mettere persino in discussione la natura stessa della fotografia, quello che si dice il suo specifico e che ha i suoi parametri nella lezione dei grandi reporter come Capa e Cartier-Bresson; i quali potrebbero apparire persino deludenti nel loro progetto di bloccare l'esistente dentro il tempo; mentre per un fotografo come Giacomelli, col suo prepotente istinto figurativo, si tratta di bloccare forme assolute fuori dal tempo."
1978 - "70 anni di fotografia in Italia" Italo Zannier, Ed. Punto e Virgola, Modena.
1979 - "Dalla natura dell'arte, all'arte della natura" La biennale di Venezia- Electa Milano
1979 - "Venezia 79. La fotografia" D. Palazzoli, V. Sgarbi, I. Zannier. Edizioni Electa, Milano.
1979 - Italo Zannier, "la fotografia italiana contemporanea", Electa, Milano
1979 - "informale, oggetto, comportamento" Renato Barilli, Feltrinelli, Milano
1979 - "Il paesaggio agrario di Mario Giacomelli" da "Nelle Marche centrali" Vol. II di Sergio Anselmi
1979 - "L'immagine provocata" L. Carluccio, Ed. Electa. Milano
1980 - catalogo della mostra "storie di terra" Luigi Crocenzi, Jesi
1980 - "Mario giacomelli fotografie" Angelo Schwarz, ed. Priuli e Verlucca, Pavone Canavese, Torino
1980 - ESAURITO "Mario Giacomelli" catalogo critico a cura di Arturo Carlo Quintavalle per il C.S.A.C. di Parma. Ed. Feltrinelli.
1980 - "Rubò di tutto. Donne, seminaristi, vecchi d'ospizio. Giacomelli, fotografo verosimile ma non vero" art. di Carlo Leidi in "il Manifesto" del 28/12.
"…Anche quando Giacomelli fotografa gente che sa di essere fotografata, il soggetto entra nell'immagine in via del tutto subalterna…nei ritratti, la ragazza che Giacomelli fotografa deve essere imbronciata perché lui la vuole così (se imbronciata lei sia, o meno, se stessa, a Giacomelli non importa per niente). Una conferma evidente di questa indifferenza di Giacomelli verso il soggetto è offerta dalla famosa sequenza sui seminaristi di Senigallia: una quindicina di "pretini" servono al fotografo da pretesto per un gioco formale di bianchi e neri, di contrapposizioni tra realistici muri scrostati e figurette surreali che "violentano" le proprie tonache correndo, giocando e - così svolazzanti - dissacrandole. La citazione del Fellini…è evidente…Estraneità al soggetto…anche la dove, apparentemente, egli si rifà a schemi neorealistici: vedi "la buona terra" in cui i contadini e le contadine sono per lo più strumento di esercitazione formale…Lo squallido ambiente dello ospizio, la tragica condizione dei suoi ospiti vi sono esplorati senza ammorbidimenti, perfino senza pudori. Realismo? Certo le immagini registrano situazioni autentiche. Ma … quella che Giacomelli rappresenta veramente non è che la propria reazione a ciò che vede: così ciò che vede si fa oggetto e non soggetto, emblema e non storia, specchio della cultura propria del fotografo e non momento di verità, fatto anche della cultura del soggetto (vedrà Fellini anche nelle foto dello Ospizio…ndr). Frugare senza alcuna discrezione vecchi corpi disfatti, volti capaci ormai solo di animaleschi riflessi istintivi non è un'operazione di verità, è il suo contrario: è la costruzione di un'emozione sulla pelle di povere vittime (anche tue, quando rubi loro queste disdicevoli immagini). Condannato questo sacrilegio appare quasi fatuo occuparsi degli ulteriori peccati di Giacomelli, commessi tutti nel segno dello stesso "taglio" culturale…(il giornalista loda poi il servizio scattato nel Wollamo - Etiopia - dove il fotografo "fa spazio alla loro indomabile verità") il fotografo marchigiano sembra avviato a percorrere sempre più la strada dell'esercitazione formale alla ricerca della estrazione pura. Un esito coerente mi pare. Ma con quanta rabbia si è costretti a prenderne atto, davanti alla prova che questo libro - malgrado tutto - dà, della grandissima qualità potenziale del costruttore di immagini."
1980 - "Giacomelli. Une photo à la limite de l'abstrait" C. Naggar per " Le Matin ".
1980 - "L'univers secret de Giacomelli" M. Nurisdany per " Le Figaro "
1980 - "Mario Giacomelli" L. Discepoli, P. Verdarelli, F. Orsolini, catalogo mostra al palazzo comunale di Camerino.
1982 - Invito alla mostra "Mario Giacomelli" a Lucera. All'interno si trova uno scritto di Mina Cavalli: "Mario Giacomelli, marchigiano, affettuoso "allievo" di cavalli, si è costruito nel panorama della fotografia mondiale un'area di originalità e di indiscusso valore. Nella vastissima letteratura fotografica molti critici hanno autorevolmente voluto vedere nelle sue opere riflessi di "espressionismo figurativo" ; hanno parlato di visione panteistica del reale o addirittura di autoanalisi in una sorta di rapporto freudiano terra madre-matrigna. Ritengo però che il miglior approccio alle fotografie che vengono proposte in questa mostra sia sgombrare la mente da schematismi intellettualistici e, d'altra parte, guardarsi dal facile inganno della prima impressione-emozione. Vedere nelle vecchine dell'ospizio una denuncia sociale, lasciarsi impressionare dalle inquadrature del Sud, troppo spesso sacrario della retorica, o fermarsi alla suggestione visiva delle interpretazioni di "Spoon River", significa tradire Giacomelli. Bisogna lasciar parlare l'immagine nella loro purezza; e allora i temi di quel mondo (che sono i temi della nostra storia: la natura, i malati, i pretini, i vecchi e gli innamorati) diranno la partecipazione appassionata dell'artista al dolore universale della vita. Ciò avviene ad esempio, in modo privilegiato nel paesaggio, dove la violenza del linguaggio degli alberi si tramuta in infinita tristezza. Lo stesso Giacomelli suggerisce una lettura del proprio rapporto con la natura, quando parla di quel paesaggio che ad ogni primavera rinasce, mentre l'uomo inesorabilmente muore ogni giorno. Ma anche quello che può apparire come il più spietato documentarismo si sposa, in una fusione perfetta, con la limpidezza dello stile, senza sbavature, senza sadismi, senza sentimentalismi. E quest'armonica fusione è forse la più bella lezione appresa da Cavalli. In questa luce si potrà cogliere lo spazio metafisico dove la natura, la vecchiaia, l'amore trovano una collocazione; dove anche la realtà più angosciante si trasfigura in ricordo e in mito, quindi in amore.
1983 - "Mario Giacomelli - I grandi fotografi" Fabbri Editori, Milano.
1983 - "Mario Giacomelli" The friends of photography, Carmel ( California )
1983 - "La foto sociale" Giuliana Scimè, Fabbri, Milano
1984 - "Mario Giacomelli" Catalogo della mostra al Centro Internazionale di Brera. Ed. Baldini, Milano.
1984 - "Mario Giacomelli. Sogni e incubi di un poeta." Rec. Di Michela Vanon su Photo Italia Dicembre. "Il fotografo di paesaggi ruvidi e puri, spogli di accenti naturalistici, con le loro incantate geometrie, la loro matericità così tipica dell'informale, il libero scoccare dell'energia, ma anche dell'angoscia nello spazio… senso fortissimo del livello sintattico della composizione… esigenza a far ricorso ad elementi puri, … conseguente vagheggiamento dell'Esprit de geometrie … bisogno di massima economicità. Tutte le fotografie di Giacomelli sono metafore, ariose, ma anche violente, di un racconto interiore. Come tali vanno lette: grafico di un paesaggio dell'anima, tormentato e appassionato. Nelle scabre campiture dei paesaggi illuminate da una forte accentuazione chiaroscurale è la stessa inquietudine interna, la stessa sottile disperazione ma anche la profonda "pietas" che rinveniamo nel bue scannato, nel volto rugoso di un vecchio, come nella solitudine di tre monachelle in riva al mare, e la struggente intimità di due innamorati."
1984 - Catalogo degli Incontri di Arles, " XV Rencontres Internationales de la photographie "
1985 - "Mario Giacomelli" Alistair Crawford, Photo Poche 19, Centre National de la Photographie, Parigi.
1985 - "Progresso Fotografico" (articolo) Febbraio 1981; Settembre.
1985 - "Mario Giacomelli" J. Dieuzaide, Galerie Municipale du Chateaux d'Eau, Toulouse.
1985 - "Fotografie di Mario Giacomelli. Interpretando il poeta Francesco Permunian
1986 - "storia della fotografia italiana" Italo Zannier, Laterza, Bari
1986 - "Histoire de la photographie" Jean-Claude Lemagny, Andrè Rouillè, Bordas. Edizione italiana "Storia della fotografia" Sansoni, Firenze, 1988.
1987 - "Mario Giacomelli risponde a Emilio de Tullio" E.de Tullio. Solart Studio, Milano.
1988 - "Il reale immaginario di Mario Giacomelli" Enzo Carli, Il lavoro editoriale, Ancona
1988 - "Italy: one undred years of Photography" Cesare Colombo, Susan Sontag, Alinari, Firenze
1988 - Catalogo della mostra "A silvia/L'infinito. Mario Giacomelli racconta" Giovanna Calvenzi, Edizioni 3nta3, Fermo.
1989 - " Franco Costabile, Il canto dei nuovi emigranti, foto di Mario Giacomelli" F. Adornato, G. Plastino, L.M. Lombardi Satriani, Jaca Book, Milano
1990 - Articolo di G. Turroni su Fotopratica n° 254
1991 - "Mario Giacomelli racconta : L'Infinito ; Passato ; Ninna Nanna " cat. Mostra Comune di Sorbolo e l'associazione Camera Works "Le fotografie vivono nel rapporto reciproco, nel loro ritmarsi in sequenza, con tensioni e torsioni che sono, per analogia, quelle del verso poetico. L'evocazione è l'altra dimensione di queste opere nelle quali qualsiasi immagine, con forza, denuncia il suo non esistere di per se ma essere rimando ad altro, che è musicalità ed emozione. Giacomelli in un certo senso ha ottenuto il silenzio dell'immagine, ne ha distrutto la perentorietà, l'imporsi con la sua fisicità per trasformarla in allusione dinamica, denunciarne il suo carattere fenomenico. Diventando così, le sue immagini, eidetiche nel senso definito da Husserl di ciò che è al di la della percezione sensibile in quanto relativo alle essenze. Le fotografie non riprendono mai immagini provocate o presenti nelle poesie. Anche in questo caso le reinventano. Come non esistono immagini/simbolo, ma solo immagini/segno. La paratassi è ottenuta non con la ripetizione di un immagine chiave, ma ancora una volta per evocazione, allusione. Giacomelli coinvolge e sconvolge…"
1991 - "Viaggio in Puglia" di Raffaele Nigro, foto di Mario Giacomelli; Laterza, Bari
1991 - "150 Years of Photography", Tokio
1992 - "Mario Giacomelli. Storie di terra" 5° International meeting City of Thessaloniki. Incontro con Angelo Schwarz "la constatazione della particolarissima intelligenza di questo fotografo va di converso con un'altra, cioè che il suo operare non è mai avulso da quella realtà complessa che identifichiamo con la parola esperienza, intellettuale e materiale, che non è da intendersi come qualcosa di statico, piuttosto il risultato di un continuo confrontarsi."
1992 - "Storie di terra. Mario Giacomelli" di Giorgio Gabriele Negri. CittàStudi Milano
1992 - "Mario Giacomelli" cat.mostra Castello di Rivoli. Ida Giannelli e Antonella Russo. Ed. Charta. Il saggio di A. Russo si intitola "Mario Giacomelli: un fotografo del miracolo italiano"
1992 - "Metafore dell'assenza. Fotografie 1956-1991" R. Ciprelli. Pescara.
1992 - "Preghiera e poesia. Interpretazioni fotografiche di Mario Giacomelli." Carlo Bo. Arti grafiche editoriali, Urbino.
1992 - "Felicità raggiunta, si cammina. Mario Giacomelli racconta" cat. Mostra edizioni Coop litografica studio linea, Capodarco di Fermo.
1993 - "Muri di carta" A. C. Quintavalle, ed. Electa, Milano
1993 - "Felicità raggiunta, si cammina. Fotografie di Mario Giacomelli" A. Gilardi, "Progresso Fotografico" novembre.
1993 - "Mario Giacomelli immagini inedite" Ken Dami, edizioni del museo, Brescia.
1993 - "Mario Giacomelli" E. Taramelli, ed. Contrejour, Parigi.
1993 - "Mario Giacomelli" articolo su The New York Times per la mostra alla James Danziger Gallery, scritto da Charles Hagen "…le fotografie di Giacomelli sono però lungi dall'essere semplici documenti. Egli fotografa e stampa con gran senso d'avventura, usando alto contrasto, composizioni inaspettate e altri espedienti per trasformare le sue immagini da semplici documenti in opere d'arte ricche ed evocative. A volte appare come se avesse gettato un velo magico sopra i suoi soggetti, producendo immagini che sembrano mescolare descrizione, memoria e sogno in parti uguali…"
1994 - "Mario Giacomelli" a cura di Guarda C. ed. Matasci-Tenero.
1994 - "Mario Giacomelli" L. Mozzoni; A. Ginesi. Rotary international. Arti grafiche jesine.
1994 - "Mario Giacomelli. 50 anni di fotografia" O. Remi. St.Paul Jounieh-Beirut
1994 - "Mario Giacomelli. Omaggio a Spoon River" Sanesi R. Edizioni Motta Fotografia
1994 - "Mario Giacomelli. Prime opere. Vintage Photographs 1954 - 1957. Photology Milano
1994 - "Mario Giacomelli. Quarant'anni di fotografia. 1954 - 1994. Ispra.
1995 - "Giacomelli. La forma dentro" Enzo Carli, catalogo mostra. Comune di Senigallia, ed. Charta, Milano.
1995 - "Mario Giacomelli. Fotografie 1952(?)-1995" a cura di K. Steinorth. Museo Ludwig, Colonia, Cantz.
1996 - "Mario Giacomelli. La Terra, la Materia. Visioni di Calabria." a cura di Marco Lion (autore dei testi), Abramo Editore, Catanzaro.
1997 - "Mario Giacomelli. Motivo suggerito dal taglio dell'albero" a cura di A.Pellegrino, Bellabarba Editore, Macerata.
2001 - "Mario Giacomelli" Germano Celant. Cat. Retrospettiva al Palazzo delle Esposizioni, Roma. Ed. Logos per Photology.
2002 - "L'evocazione dell'Ombra. Mario Giacomelli" Sandro Genovali, Ed. Charta Milano.
2003 - Appare nel libro di Giuliana Scimé "Il fotografo mestiere d'arte"
2003 - "Paesaggi. Mario Giacomelli - Franco Fontana" con introduzione di Federico Zeri e Christian Gattinoni. Edizioni Gribaudo